Le Cementine: applicarle sui pavimenti sopraelevati Newfloor è possibile

Per la sede di un importante gruppo assicurativo in Provincia di Lecco, abbiamo realizzato un pavimento sopraelevato con alcuni pannelli rifiniti in maniera davvero personalizzata e originale.

Una delle caratteristiche che contraddistingue infatti Newfloor, è la capacità di customizzazione dei prodotti, lavorando i materiali duri assemblandoli insieme per combinarli in formati standard 60×60 cm, ma anche nei fuori formato come ad esempio 60×120 cm. L’Azienda da sempre è attenta ai trend del momento e alle novità che i partner tecnici di materiali di finitura propongono.

 

In questo specifico progetto, sono stati realizzati oltre 1.000 mq di pavimento sopraelevato in pannelli G30HAK di dimensioni 60×60 cm in solfato di calcio di spessore 30 mm, densità 1.500 kg/mc, con rivestimento inferiore in alluminio e finitura superiore con ceramiche La Mutina collezione Déchirer disegnata dall’architetto-designer Patricia Urquiola.

Per decorare e rendere unici alcuni ambienti, sono stati composti dei pannelli assemblando 9 ceramiche di dimensioni 20×20 cm per comporre il modulo finito di 60×60 cm. In questa particolare lavorazione sono state utilizzate le ceramiche La Mutina collezione Azulej disegnata sempre dalla Urquiola, riproponendo le textures di antichi Azulejos spagnoli e portoghesi, realizzati dal 1.500 attraverso la tecnica della maiolica.

 

Ritornate in auge da qualche anno e riproposte in molte collezione di produttori di ceramiche, le ceramiche in gres porcellanato smaltato attraverso il moderno sistema di ‘decorazione digitale a freddo’ che consente di decorare in modo diverso e indipendente durate il medesimo ciclo produttivo, simulano decori come Azulejos, terrazzi alla veneziana, palladiane e su tutte le Cementine.

 

Le Cementine, così chiamate perché fabbricate col cemento Portland, un materiale usato nella preparazione del calcestruzzo a partire da fine ‘800, con l’avvento della seconda rivoluzione industriale. Questo fenomeno avveniva soprattutto nelle grandi città come Roma o Milano, in seguito a una forte immigrazione da diverse regioni d’Italia, dove iniziavano ‘fuori porta’ le costruzioni intensive dei palazzoni di periferia. Di conseguenza serviva un pavimento che fosse di veloce esecuzione, al contrario dei pavimenti alla veneziana, ma altrettanto duraturo nel tempo, proponendo sempre un minimo di disegno, decoro e stile.

Solitamente venivano realizzate nella forma quadrata di dimensioni 20×20 cm o 30×30 cm o di forma esagonale.

 

La composizione delle Cementine, come quella delle altrettanto diffuse graniglie (chiamate anche marmette), è costituita da una base di sabbia e cemento (circa 2 cm) e da un agglomerato di frammenti di marmo mescolato con cemento e ossidi naturali. La differenza tra i tipi di rivestimenti sta nella dimensione dei frammenti (‘granulometria’). Le graniglie venivano realizzate con ciottoli grandi e ben visibili, mentre le Cementine con uno strato superficiale di cemento, sabbia finissima e ossidi di ferro (la cosiddetta ‘pastina’).

 

Un’altra differenza è nel trattamento: le Cementine non erano sottoposte a levigatura e lucidatura (come i terrazzi e le graniglie), ma semplicemente trattate con olio di lino con funzioni idro-oleorepellenti e antimacchia. Non solo economiche, le Cementine erano anche pratiche da montare (con la posa ‘a toppa’) e fornivano soprattutto un decoroso equilibrio tra robustezza e piacevolezza estetica: i motivi dipinti a mano erano a base di greche, fregi e fiori e permettevano di portare in casa una declinazione nazional-popolare dello stile Liberty che spopolava in quegli anni nei locali e teatri del centro città.

 

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